Ferri Taglienti - Scarperia

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Palazzo dei Vicari

 

Il Palazzo

The Palace

Percorsi d’arte

L’antico “Oriuolo Mechanico”

 

Il Palazzo

L’edificio è frutto di un processo di successivo accrescimento intorno ad un nucleo originario costituito dalla torre.  Nel corso del ‘300 alla torre doveva essere stato accorpato un nucleo per la residenza del Capitano; nel 1366 si procedeva a fare numerosi lavori al castello, fra cui interventi “alla camera del cassero”, “restauro” del “saettamento” e “sula tore della guardia del chastagno si faccino quattro merli che son disfatti e chaduti”. Dopo la erezione della “terra” a sede vicariale (1415) si resero necessari, presumibilmente, ampliamenti e modifiche nel Palazzo che divenne sede permanente del Vicario; in particolare può risalire al XV secolo la sistemazione dell’atrio voltato e degli ambienti del primo piano con la Cappella, camera e sala, che ebbero un nuovo blocco scale, corrispondente all’attuale.

Il XVI secolo è stato un momento chiave nella configurazione del Palazzo; a seguito del terremoto del 1542 si ebbero, infatti, ingenti danni alla costruzione, cui seguirono interventi di ripristino che dettero al palazzo una sistemazione definitiva, prossima all’attuale (almeno per ciò che riguarda la residenza del Vicario e le sale di rappresentanza).

I lavori di ripristino e ampliamento dell’edificio durarono circa un ventennio. Nel 1562 il corpo dell’edificio era costituito da un blocco di sale di rappresentanza con la Cappella, annesso alla torre, e che occupava tutta l’area impegnata al piano terreno dall’atrio, ed un corpo che si sviluppava in profondità verso la parte tergale delle mura, in cui trovavano posto ambienti destinati ad attività domestiche come il forno, cucina, dispensa, aia.

La ricostruzione aveva anche portato alla definitiva sistemazione delle prigioni, alloggiate negli ambienti voltati al piano terreno (oggi loggia).

Sul finire del XVI secolo la torre doveva essere stata completata e coronata di merli, come si vede nella pittura di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio.

Modifiche e riparazioni interessarono ancora il Palazzo nel corso del ‘600, a seguito di un nuovo evento sismico verificatosi il giorno 8 settembre 1611.

I lavori di riparazione giunsero a termine nell’agosto del 1612, ed alla fine degli interventi il palazzo aveva in parte mutato la sua fisionomia. Barbacani per rinforzare le murature, tetto spiovente sulla facciata, intonacatura della facciata, sistemazione e arricciatura della grande parete laterale verso porta S. Agata, sono i lavori più evidenti all’esterno; mentre i rifacimenti interni non sembrano mutare sostanzialmente la disposizione dei vani e la loro consistenza.

Con poche altre modifiche il Palazzo assunse le caratteristiche morfologiche che rimasero invariate fino alla metà del XIX secolo, quando l’edificio fu nuovamente interessato da interventi di restauro e rimaneggiamenti.

Negli ultimi decenni dell’800, il Palazzo fu sottoposto ad importanti opere di restauro e completamento, destinate a configurare il complesso secondo il gusto neo-medievale dell’epoca; furono così aggiunti i beccatelli e i merli del coronamento di facciata, dell’ala nord del cortile e degli appartamenti monumentali, completati da numerosi arredi in stile.

I danni verificatisi a seguito del terremoto del 1960, unitamente alla precarietà del terreno di fondazione, sono stati oggetto di un impegnativo intervento di consolidamento e restauro (a partire dal 1980) conclusosi nel 1999 con il recupero degli ambienti monumentali e la ricostruzione dell’ala nord, in cui è ospitato il Museo dei Ferri Taglienti.

 

The Palace

The Palace, whose origins come back to the 14 th century, has had substantial extentions since 1415, when Scarperia became “Vicarious Seat”. In fact the arrangement of the vaulted atrium and the rooms on the first floor come back to the XV century. In 1542, because of a terrible earthquake, great repairing interventions were made, which gave the Palace the present appearance. Further earthquakes and restorations occured during the following centuries (1611 – 1960).

The façade, as well the interior, is decorated with numerous coats of arm, because the Vicar, after six months stay in Scarperia, was obliged to leave the emblem of his family. The emblems on the façade in fired – glassed clay are particulary interesting, because they come from the Florentine workshop of “Della Robbia”.

In the atrium, among the numerous frescoed coats of arm, there are two Florentine school frescoes of the XIV century, “Saint Thomas Incredulity” and ”Madonna in throne with Saints”. On the stair- landing, leading to the first floor, there is a gigantic Saint Christopher of the beginning of the XV century.

Upstairs, in the first room, you can find a “Madonna with the Child and Saints”. It is a work coming from the Florentine School of Ghirlandaio. The big delegation-room is completely covered with coats of arm, and in the lower part there is a painted draping. The adiacent rooms were the Vicar’s apartament.

Going on with the visit, in the northern wing of the Palace, you can visit the “Museum of the cutting tools, established in 1999.

Percorsi d’arte

La facciata è ornata da numerosi stemmi, poiché ogni Vicario era obbligato a lasciare l’emblema della propria casata. Particolarmente interessanti quelli in terracotta invetriata di provenienza dalle botteghe dei Della Robbia e di Benedetto Buglioni. Anche l’atrio interno è decorato con fregi ed insegne araldiche.
Inoltre sulla sinistra si trovano due affreschi riferibili alla scuola fiorentina del XIV secolo, “L’incredulità di S.Tommaso” e una “Madonna in trono con Santi”, con S.Barnaba, il protettore di Scarperia, che tiene in mano l’effigie del Palazzo.

Sul pianerottolo della scala che conduce al primo piano è affrescato un gigantesco San Cristoforo, opera del primo Quattrocento.

Al piano superiore, nella prima sala, di particolare rilievo la “Madonna con Bambino e Santi”, della scuola del Ghiralndaio. Nella saletta contigua è collocato il raro reperto, risalente al XV secolo, che costituiva il meccanismo dell’orologio alloggiato nella torre del Palazzo e che risulterebbe eseguito da Filippo Brunelleschi, il famoso architetto fiorentino.

La sala vicina, già sala del Consiglio, è completamente tappezzata da decorazioni araldiche e, nella parte inferiore, da un drappeggio dipinto. Nella stessa sala da segnalare una “Crocifissione” (XV secolo) e sulla parete destra i busti di S. Francesco e S. Lorenzo, due affreschi del XVI secolo. I locali attigui costituivano gli appartamenti del Vicario e conservano di originario soltanto i camini. Una scenografica ricostruzione d’ambiente fornisce informazioni sui compiti e sulla vita del Vicario e della sua “famiglia”, mentre nell’altra sala, sede di rappresentanza del Sindaco, sono conservate opere d’arte provenienti dai depositi fiorentini.

Una parte segreta e affascinante è costituita dagli ambienti ricavati nel sotto tetto, in cui ha trovato posto il ricco Archivio storico preunitario, che comprende atti e documenti a partire dal XV secolo e costituisce uno dei più importanti archivi storici dell’area fiorentina.

 

L’antico “Oriuolo Mechanico” di Filippo Brunelleschi
della torre del Palazzo dei Vicari.

Per scandire le ore della giornata lavorativa, la Comunità di Scarperia acquistò intorno al 1445 da Filippo di ser Brunellesco Lippi un "oriuolo mechanico" che, resistendo all'usura del tempo ed ai terremoti per oltre cinque secoli, ha segnato i momenti più felici e meno felici della vita di ben venti generazioni mugellane, fino alla sua dismissione dalla Torre del Palazzo del Vicariato, dopo il sisma de11919.

Come noto, Filippo di ser Brunellesco Lippi si dedicò alla realizzazione di oriuoli meccanici nel periodo più fertile della sua attività operativa.
Scrive infatti in proposito Antonio Manetti, nella sua "Vita di Filippo di ser Brunellesco":.."andossene a Roma...E veduto le gran cose e dificili che erano intra esse, che pure si vedevano fatte, non gli venne meno pensiero d'intendere e modi che coloro avevano tenuti e con che strumenti. Ed essendosi dilettato nel passato e fatto alcuno oriuolo e destatoio, dove sono varie e diverse generazioni di mole e da varie e multitudine d'ingegni multiplicate, che tutte o la maggiore parte aveva vedute, gli dettono grandissimo aiuto al potere immaginare diverse macchine e da portare e da levare e da tirare, secondo le opportunità ch 'egli aveva veduto che erano state di bisogno: e facevano memoria e non faceva, secondo che gli parevano e bisogni".

Mentre Giorgio Vasari conferma nelle sue "Vite", sempre con riferimento a Filippo:
.."Laonde, avendo preso pratica con certe persone studiose, cominciò a entrarli fantasia nelle cose de' tempi e de' moti, de' pesi e delle ruote, come si possono far girare e da che si muovono, e così lavorò di sua mano alcuni oriuoli bonissìmi e bellissimi".
Un'esperienza ritenuta da sempre alla base di tutta la sua attività edificatoria poiche, come rileva anche Filippo Baldinucci, "molto giovò a Filippo l'essersi dilettato di fare orivoli di più sorte, dalla struttura de' quali molto ne' ricavò per bene intendere l'effetto delle macchine, e la facilità nell'inventarne delle nuove coll'acutezza del suo ingegno".

Una preziosa e sorprendente notizia, in merito a questo nostro "oriuolo", e stata rinvenuta dal Prof. Mario Fondelli dell'Università di Firenze, tra gli antichi documenti dell'Archivio di Stato di Firenze, nell'ambito di una sistematica ricerca intorno alla figura e alle opere di Filippo di ser Brunellesco Lippi.
E' noto ormai da tempo che Filippo di ser Brunellesco Lippi passò a miglior vita il 15 aprile 1446, nella notte fra il venerdì e il sabato santo, lasciando erede "in tucto" il suo discepolo Andrea di Lazzaro Cavalcanti da Borgo a Buggiano.
Alla pubblicazione del testamento, avvenuta il 29 maggio 1446, vennero tuttavia sollevate alcune legittime perplessità sulla sua affidabilità, considerato il lungo intervallo di tempo trascorso dalla data della sua redazione, risalente appunto allontano 23 settembre 1431, e vennero disposti in proposito opportuni accertamenti, avvenuti in seguito mediante
specifici bandi in città, nel contado e nel distretto.
Il giorno 8 novembre 1446, conclusi questi accertamenti, Andrea di Lazzaro, detto il "Buggiano", venne finalmente riconosciuto erede di Filippo di ser Brunellesco Lippi, ed entrato nei suoi pieni diritti ereditari, dette poi anche avvio al recupero dei creditì annotati nei documenti rimasti nelle sue mani.
Trovando così a carte 70 del libro delle ricordanze del Maestro che rimaneva ancora un credito di ben 12 fiorini d'oro da parte della Comunità dì Scarperia, per la fornitura dell'orologio installato sulla Torre del Palazzo del Vicarìato, egli ne sollecitò il pagamento e, in assenza di riscontro, presentò poi formale istanza al Tribunale della Mercantia di Firenze
per ottenerne la relativa legittima riscossione, come possono tuttora ben testimoniare gli atti conservati presso l' Archivio di Stato di Firenze.
L'avvio del relativo procedimento legale civile avvenne il 20 settembre 1447 mediante il seguente atto:

adì 20 settembre
Compari dinanzi a voi messer uffitiale e vostra corte Andrea di lazaro di cavalcante herede intucto per testamento di filippo di Ser brunellescho lippi per ragione della petitione e domanda per lui data in dicta corte contro alli homini e persone del comune Della Scarperia e per ragione della giunta fatta oggi giorno ad dicta petitione e domanda per la quale si domanda fiorini xx già due volte per prezzo duno oriuolo Et anco olim per lui domandati in detto modo... si facciano per..
In primis insino dall'anno 1445 o in altro più vero ipso dicto .
filippo di Ser brunellescho vende alli homini e persone della Scarperia uno uriolo bello di ferro coi suoi ferramenti EI quale uriolo fu/et e/e era di prezzo di fiorini venti di marcho e questo a la propria scripta Sopra il quale capitolo in tucta dicta produsse gli infrascripti testimoni cioe E quali a domanda sieno richiesti jurati e examinati a dire la verità E nomi de quali sono questi

Angelo di nicolo Degli huorioli orafo y Giuliano di Giovanni orafo p.s.felice in piaza

Ad petitione di dicto Andrea, Tomaso messo di dicta corte e rapportatore a dicto Uffitiale e sua corte si invia richiedere degli homini e persone della scarperia.. etcetera
Et disse aver oggi richiesti detti testimoni che compariscano a dire la verità...
Comparirono detti teste ..etcetera
Eletto fu ad excussione dei testi ser Righoglio di Bartoli notaio atriis

chiarito ed integrato da quanto ripetuto di seguito:

adì 20 Settembre
Comparì dinanzi al dicto messer uffitiale e sua corte
Andrea di lazaro di cavalcante erede per testamento di filippo di ser brunellescho Lippi per ragione della petitione e domanda fatta perlui in detti modi contro al comune della scarperia di fiorini XII per parte di prezzo di uno
uriolo di ferro per dicto filippo dice venduto a dicto comune della scarperia insino ora fa per iscritto teste di tucto apare a libro di dicto filippo S.A. carte 70 Et domandasi il tucto dicto Andrea dicti modi et nomina adgiungendo adicta domanda per domandare il tucto et non parte disse e dice che insino nellanno 1445 o inaltro più vero scripto et sia come apare
dicto libro et carte dicto Andrea adgiunge fiorini 8 per resto di dicto prezzo di dicto uriolo Et pero domanda fiorini XX doro per prezzo et resto di prezzo di dicto uriolo nel quale scripta di fiorini XX dicto andrea domanda che per voi messer Uffitiale et corte dicti homini rt persone di dicto comune della scarperia sieno condanati a dare et pagare adicto Andrea
detti modi nominati di fiorini 20 di prezzo di ragione et cagione si domanda le spese ragione e giustizia.
Et a prova delle sue ragioni produsse dicto libro.. etcetera
Item il testamento rogato per mano di pubblico notaio fu da questo dicto filippo
item la scripta della eredità fatta per dicto Andrea rogata per mano di pubblico notaio.
Ad petitione di dicto Andrea detto nominato Thomaso messo di dicta corte rapportatore al dicto Uffitiale sua corte ? dicti homini e persone del comune della scarperia et compariscano dinanzi al dicto messer Uffitiale e corte ad V.
decisione di dicta adgiungta petitione e domanda di ragione di parte di prezzo
..etcetera ..alla casa della scarperia.. etcetera.

La definitiva sentenza venne pronunciata per competenza dalla magistratura dei Cinque Conservatori del Contado e del Dominio fiorentino, il17 febbraio 1447 (stile fiorentino), che a questo proposito decise:

Dicto die XVII mense Februarii
Item simili modi et forma at propterea deliberaverunt per sub(st)a(ntia)l(i)u(m)
terra Vicario Mugello per Dominicus Johanni vel Tozo olim Hom(inorum)
dicti vicariatus aut sua com(unità) Scharperia adsolvendi Andree lazeri herede
filippo ser brunelleschi adhibendi i(bi)d(em) p(ro) resta(n)t(e) hic p(er)
oriuolo Pret(ori) in dicto castro / cum iustificatione /.
..Bernardus Johanni Jacopi extractus fuit rapp(ortatore) di Offi(cio) p(resso)
Vic(ariato) dicto i(nfrascrit)to and(rà) die XVIIIl°.

la sentenza emessa dichiarava assolvibile il restante debito con Andrea di lazzaro, erede di Filippo di ser Brunellesco, risultando ammissibile il suo subentro, per quanto concerneva I'oriuolo del Palazzo pretorio di scarperia.
Una sentenza molto importante dunque, perche concedendo da un lato ad Andrea di lazzaro quanto risultava esser legalmente dovuto a Filippo di ser Brunellesco, confermava implicitamente dall'altro anche la legittima attribuzione dell'opera allo stesso Filippo.
Un prezioso ritrovamento che costituisce, allo stato delle conoscenze, la testimonianza del più antico esemplare degli orologi da torre finora individuati in Toscana, e forse tra i più importanti dello stesso ambito territoriale europeo.

L'oriuolo di Filippo di ser Brunellesco Lippi è ormai ridotto allo stato di rudere, privato di gran parte dei suoi organi e accessori essenziali.
La sua struttura residua presenta un ingombro volumetrico complessivo di 0,77 m in larghezza, di 0,65 m in profondità e di 0,93 m in altezza, corrispondenti rispettivamente a 11/3, 11/10 e 12/3 braccia a panno fiorentine nelle precitate tre stesse dimensioni.

 

Come si può verificare, I'oriuolo si compone di due parti fra loro ben distinte: il meccanismo che garantiva I'indicazione  visuale dello scorrere delle ore  e il meccanismo che fungeva da destatoio e batteva i rintocchi. Due macchine  alimentate da due pesi pressoche indipendenti, studiate e regolate in maniera da funzionare però in sintonia.

Dell'antico "oriuolo a peso" sopravvive ormai purtroppo ben poco, e cioè: l'originaria incastellatura metallica o telaio portante dell'insieme, in ferro battuto e del tipo "a gabbia"; alcuni elementi di fissaggio al telaio portante; qualche assale; qualche ruota a pioli o rocchio, e i ruotismi motori con i tamburi di avvolgimento delle funi dei pesi motori. Tutto il
resto risulterebbe al momento andato sfortunatamente smarrito con la sua dismissione.
Completamente distrutto o disperso risulterebbe il sistema di regolazione del movimento dell'orologio, e completamente sventrata la soneria, così com'erano stati concepiti in origine e restaurati o rinnovati poi, per "rassettarlo" di volta in volta allo scopo di farlo funzionare.
Così come indecifrabile risulta anche la conversione del vecchio movimento sinistrorso, o antiorario, analogo a quello degli oriuoli da Sole dell'epoca, nel moderno movimento destrorso.

Purtroppo dal 1445 a oggi, molti elementi meccanici originali della primitiva macchina sono stati rinnovati per usura o per altri danni subiti, nonche per ridurlo nel 1751 "all'oltramontana", o per meglio dire "alla franzese", come attestano i documenti storici ancora conservati nell' Archivio Preunitario del Comune di Scarperia.

Come noto, fino al 31 dicembre 1749 la ripartizione del tempo nella giornata veniva computata in Toscana, secondo l' hora italica, in 24 ore contate dall'istante del tramonto, seguendo il movimento sinistrorso dell'ombra dello gnomone negli oriuoli da Sole (horae  italicae meridieii), detto oggi senso antiorario.
L'inizio del giorno era allora computato a partire dal tramonto del Sole; la conclusione della giornata veniva invece indicata dal suono dell' Ave Maria vespertina, cioè circa mezz'ora dopo il tramonto, che segnava appunto, nel contempo, il sopraggiungere dell'or di notte e dell'inizio del nuovo giorno. Istante quest'ultimo variabile nel corso dell'anno, al variare delle stagioni.

La mezzanotte, corrispondente alla culminazione inferiore del Sole al meridiano locale, veniva così a cadere in antico, sempre secondo le stagioni, tra la IV e la VII ora; mentre il mezzogiorno, corrispondente alla culminazione superiore del Sole allo stesso meridiano locale, veniva invece a cadere tra la XVI e la XIX ora del giorno.
Secondo la regola benedettina e gli usi civili del tempo, le ore canoniche diurne corrispondevano a loro volta a: prima, il levare del Sole; terza, la metà del mattino; sesta, il mezzogiorno; nona, la metà del pomeriggio; vespro, il tramonto del Sole; compieta, il far delle tenebre un'ora dopo il tramonto.

La lunga sopravvivenza dell'oriuolo è in gran parte dovuta alla preziosa esperienza tecnologica dei magnani e dei maestri coltellinai di Scarperia. Un significativo esempio viene fornito appunto dal contributo offerto al suo restauro del 1579 dal prete Raffaele di Giovanni Tenducci, maestro e console nel 1567 dell'Arte dei Coltellinai di Scarperia.
Il funzionamento dell'antico oriuolo esigeva una regolazione quotidiana che comportava la ricarica e la rimessa a tempo in corrispondenza della prima ora della notte.
Lo stanziamento necessario e l'incarico di "temperatore dell'oriuolo" venivano deliberati annualmente, o per un triennio od un cinquennio, e nel salario che veniva stabilito erano sempre comprese le spese per la sua minuta manutenzione. Le corrispondenti delibere risultano regolarmente registrate sui "Registri dei partiti e delibere" e sui "Registri dei saldi" del Vicariato del Mugello.
Fra i temperatori nominati negli antichi registri superstiti, si segnalano in particolare i magnani o fabbri: Antonio di Bastiano da Scarperia, ricordato nel 1530; Raffaello di Piero Tenducci, ricordato dopo il 1579; Leonardo Lensini, ricordato nel 1648; Giovanni di Benedetto Fiacchi, ricordato dal 1663 al 1689; Raffaello di Giovanni Fiacchi, ricordato dal 1690 al 1701; Domenico Fiacchi, ricordato dal 1727 al 1736; Piero di Benedetto Fiacchi, ricordato dal 1736 a11760; Pier Agostino di Carlo Savi ricordato dal 1760 al 1773;. Carlo Savi ricordato dal 1800 al 1808; Nlcolo Savi ricordato tra Il 1825 e Il 1842; Antonio Frascati, ricordato tra il 1854 e il 1863.

Riferimenti bibliografici

M. FONDELLI, Un "oriuolo" di Filippo di Ser Brunellesco Lippi a Scarperia. Critica d'Arte, Ottava serie, Anno LXII, N. 4, Dicembre 1999.
R. GIORGETTI, Antichi orologi da torre in Mugello e VaI di Sieve. Giorgi & Gambi Editori. Firenze, 1999.
M. FONDELLI, Gli "oriuoli mechanici" di Filippo di Ser Brunellesco Lippi. Documenti e notizie inedite
sull'arte dell'orologeria a Firenze. Università Internazionale dell'Arte. Casa Editrice Le Lettere. Firenze, 2000.

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