Ferri Taglienti - Scarperia

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Terre Nuove

 

"Terre nuove” La creazione delle città fiorentine nel tardo medioevo di David Friedman

Una “Terra Nuova” nel Mugello: Scarperia di Giuseppina Carla Romby ed Ester Diana

"Terre nuove”

La creazione delle città fiorentine nel tardo medioevo

di David Friedman

Fra il 1299 e il 1350 il governo fiorentino fonda cinque terre nuove, le cità di San Giovanni Valdarno, Castelfanco, Terranuova, Scarperia e Firenzuola. Lo fa con una ampiezza di concezione e un rigore geometrico di proporzioni che fissano nuove regole per la pianificazione ortogonale.

Mentre altrove, nell'Europa medievale, la progettazione urbana mira all'uniformità, i costruttori fiorentini - che provengono dalla sofisticata cerchia degli architetti cittadini - sviluppano la simmetria, la centralità e la gerarchia che caratterizzeranno la pianificazione urbana occidentale nei secoli successivi.

Ciò che ancora oggi possiamo vedere realizzato, e felicemente, nel territorio fiorentino non è che il disegno di ciò che una nuova generazione di uomini di potere e di architetti si ripropone per la città capitale e là avra modo di mettere in pratica.

In questo periodo un nuovo governo controllato dai mercanti lavora per trasformare Firenze, da città organizzata sulla base di quartieri isolati, in città unificata da un coerente sistema di strade e dominata dalla monumentalità degli edifici che ospitano le istituzioni pubbliche.

Solo nelle terre nuove quel governo poteva cominciare in concreto a realizzare il suo ideale. Grazie a quell'impegno nella tarda stagione del medioevo, la concezione della città quale ambiente fisico unificato può vedere la luce: la tradizione delle piazze pubbliche, dell'interesse per le facciata, della fondamentale centralità simmetria e unità delle piante comincia già fra il Due e il Trecento.

Se volete approfondire questo aspetto vi consigliamo il libro di David Friedman

"Terre nuove - La creazione delle città fiorentine nel tardo medioevo" editrice Einaudi 1996 pag .351 ISBN 88-06-12157-x. da cui è adattato il pezzo precedente.

Questo libro esiste anche in versione inglese

"Florentine New Town - Urban design in the late Middle Age" by the architectural History Foundation and the Massachusetts Institute of Technology 1988.

 

Una “Terra Nuova” nel Mugello: Scarperia

di Giuseppina Carla Romby ed Ester Diana - ed. Comune di Scarperia 1985

Dal Trecento al Quattrocento di Giuseppina Carla Romby

"Terre Nuove" ,  Castelli, Mercatali nelle Campagne Fiorentine

Quando nel 1299 1 il Comune di Firenze e per esso il Consiglio dei Cento, cominciò a pensare di creare nuove « terre », le condizioni del contado avevano raggiunto un particolare momento di tensione; e Firenze aveva più di un motivo per arrivare all'impegnativa decisione di tentare la riorganizzazione di una parte del suo territorio. mediante la fondazione di nuovi centri.

Molte e svariate possono essere le cause che hanno portato il Comune fiorentino a compiere una tale impresa, ma certamente alcune ne appaiono dominanti. Così se è vero che la strategia di controllo del territorio incentrata sulla fondazione di centri urbani, di nuovi abitati, di borghi franchi, di sistemi fortificati, può considerarsi come un fenomeno diffuso e ricorrente nel panorama italiano ed europeo del basso Medioevo, il caso toscano o anche e più particolarmente fiorentino rivela caratteri in qualche modo singolari. Tra la fine del Duecento ed il primo decennio del Trecento, nell'arco dunque di poco più di 10 anni, il Comune di Firenze riesce ad impiantare una vera e propria rete di centri nella parte orientale del Contado, concentrando dunque i propri interessi nelle aree del Valdarno Superiore e del Mugello. Si tratta dunque di scelte che danno conto di una linea complessiva di organizzazione o riorganizzazione delle campagne anche in vista di una più agevole e sicura utilizzazione delle risorse e delle strutture del contado, a favore della città egemone.

Una congerie di casi, una complessità di situazioni, una varietà di ambienti, interviene però a modificare in qualche modo le iniziali ed omogenee condizioni di partenza, e se alcune delle nuove « terre » potranno dirsi fondate ed abitate in un arco relativamente breve di tempo, per altre dovranno passare molti decenni prima che il processo insediativo possa dirsi compiuto, altre ancora, infine, non sembrano essere state realizzate, o per lo meno se ne è persa a tutt'oggi la traccia.

Resta comunque certo il fatto che Firenze, scatenando un tale fenomeno di insediamenti cittadini nel contado, compie un'operazione che va assai al di là di quella che potremo chiamare la strategia del breve periodo, ed innesca, di fatto, un processo di trasformazione delle qualità insediative, colturali, ed infine ambientali, adatto a maturare ed a compiersi in un periodo assai lungo, riuscendo comunque a mantenere l'iniziale caratteristica di sistema  pensato e voluto con un atto unitario.

Ciò è vero per le « terre nuove » del Valdarno, come per quelle del Mugello, anche se ognuno dei sistemi rivela alla fine caratteristiche distinte cui corrisponde un'immagine del territorio certamente articolata.

Almeno alla partenza esiste un denominatore comune principe, che va visto come specifico e singolare della realtà fiorentina: le « terre nuove », queste « terre nuove » hanno un profondo significato antifeudale. E ciò non è da trascurare.

Infatti mentre Firenze sta raggiungendo un'egemonia incontrastata nell'ambito economico; mentre le manifatture fiorentine stanno invadendo tutti i mercati europei; mentre la città concentra un numero di abitanti tale da potersi collocare fra i maggiori centri urbani d'Europa; mentre infine prendono il via i grandi cantieri cittadini (dall'edificazione di S. Maria del Fiore al palazzo dei Signori ed all'ampliamento delle mura), è presente nelle immediate vicinanze della città, nel contado, una serie di grandi potentati feudali, di casate nobiliari, che, radicate alle immense proprietà terriere, concentrate in zone spesso impervie o difficilmente raggiungibili, tentano un'ultima resistenza alla pax del libero Comune.

Gruppi come i Guidi e gli Ubaldini, rispettivamente nel Valdarno Superiore e in Mugello, sono i protagonisti di una storia che con alterne vicende, e con frequenti violentissimi conflitti, troverà conclusione solo alla fine del XIV secolo. Una data assai avanzata e che può destare una qualche ragionevole perplessità, anche quando la si confronti con l'intero quadro toscano.

Molte potevano essere le cause che avevano contribuito alla permanenza di una vivace feudalità nelle aree per così dire marginali del contado fiorentino.

E se le condizioni geo-fisiche non sono certo elementi da trascurare, altri credibili fattori potrebbero essere individuati nella relativa staticità delle attività produttive, nel radicato sistema dei rapporti fra Signori e lavoratori della terra, ed anche, per qualche tempo, in un certo sostegno fra feudalità e fazione Ghibellina, nelle ultime scherma- glie messe in atto contro l'oramai inarrestabile supremazia della Parte Guelfa. Ma sostanzialmente entrano in conflitto due modi di organizzare la propria presenza sul territorio.

Alla sicurezza dei percorsi legati agli interessi locali, si contrappone l'efficienza della viabilità tutelata dalla città; alla germinazione e molteplicità dei mercati, si contrappone la concentrazione dei mercatali adatti a raccogliere prodotti da inviare alla Dominante; alla trama vi ari a capillare si risponde con il potenziamento della viabilità di lunga percorrenza. Infine al sistema dei borghi e dei castelli interdipendenti e complementari si sostituisce la presenza totalizzante della città, e dei suoi avamposti (come le « terre nuove »).

E se i conflitti per l'affermarsi della linea voluta dalla città si protrassero assai avanti nel tempo, si può allora constatare almeno per alcune parti del contado fiorentino, una sorta di prolungato mantenersi delle condizioni politico-economiche e territoriali di cui è ben evidente la matrice feudale, nonostante o forse contro il sistema «borghese» incentrato sulla città.

Così le «terre nuove », create in seno ai possedimenti terrieri delle casate feudali, ed il cui popolamento viene favorito da appositi provvedimenti di ordine fiscale e giuridico, richiamano i popoli già soggetti ai Signori, e dunque riescono a rompere i tradizionali meccanismi sui quali si era alla fine fondata l'organizzazione feudale; ed il nuovo disegno del territorio ha modo così di realizzarsi.

Ridefinizione della rete viaria e riorganizzazione dei mercati, appaiono in una tale logica, come ulteriori fondamentali punti di sostegno al programma messo in atto dal Comune fiorentino: alla sua realizzazione contribuisce ancora la fondazione delle nuove «terre ».

Se la viabilità di lungo raggio diventa un fatto essenziale per la crescita del Comune fiorentino, appare altrettanto indispensabile tutelare la sicurezza dei percorsi ed istituire un sistema di scambi adeguato alle esigenze del centro dominante.

Ed appunto le « terre nuove » sono in grado di poter soddisfare a tali richieste; così mentre gli assi viari territoriali formano il cuore dei nuovi abitati e trovano una nuova definizione dei tracciati, nelle « terre» e con le «terre» si organizza un nuovo sistema di scambi il cui referente principale diventa di fatto Firenze.

Così nell'area mugellana sui rinnovati tracciati viari Firenze Bologna si concentrano i mercati più importanti, che sostituiscono i numerosi luoghi di scambio locale; Mercatale di Marina e Latera su una delle arterie, e Petrone, Scarperia, Firenzuola su quella del Giogo, interessata da due « terre nuove ». Ma anche i mercati di Borgo S. Lorenzo, Dicomano, S. Godenzo, Vicchio, Pelago, sembrano assumere un nuovo ruolo nel corso del XIV secolo.

E se appare evidente come ciò rientri nel quadro più generale di ridistribuzione dell'equilibrio mercantile della campagna, attuato da Firenze, anche in rapporto alle difficili situazioni createsi nel corso del '300 ed alle insoddisfacenti condizioni produttive del contado, forse una parte dei fenomeni descritti possono essere visti come effetti indotti dalle « terre » di nuova fondazione nelle aree contermini.

E così la città maggiore proietta nel contado i propri modelli proponendo una condizione insediativa certamente estranea alle consuetudini delle popolazioni rurali, ed attivando infine un sistema di strutture di servizio che dettano le regole per un rinnovato uso del territorio.

Castel San Barnaba, «in loco dicto la scarperia »: La fondazione e il popolamento

Il 29 aprile 1306 il Consiglio dei Cento del Comune di Firenze iniziò la discussione sulla fondazione di nuove « terre» « ...una videlicet in Mucello, alia vero ultra alpes... » .

Forte dell'esperienza precedentemente proposta per il Valdarno, pressata dalle difficilissime situazioni in cui si trovava il Mugello orientale, preoccupata dal risvegliarsi degli attacchi nobiliari e ghibellini, l'assemblea tentò di accelerare i tempi del dibattito per arrivare quanto prima alla delibera ed ai provvedimenti relativi all'atto di creazione dei nuovi centri.

Per la « terra» prevista in Mugello già nel successivo 18 luglio ( 1306) si arrivò a definire i luoghi e i termini della fondazione ed il seguente 29 luglio passò la Provvisione che stabiliva le condizioni del trattato stipulato con i grandi feudatari del luogo, gli Ubaldini.

Furono tre mesi durante i quali l'area mugellana era stata interessata da continue azioni belliche, condotte dagli Ubaldini e dai loro alleati contro Firenze, e conclusesi con una soddisfacente resa dell'importante castello di Montaccianico, cuore della resistenza anti fiorentina.

« Acciocché Monte Acinico non si potesse rifare, subito fu fatta riporre la Scarperia, e franchigia di chi l'abitasse » « E feciono fare i fiorentini giuso al piano di Mugello nel luogo detto la Scarperia, una terra per fare battifolle agli Ubaldini, e torre i loro fedeli e fecionli franchi acciocché Monte Accianico non si potesse riporre»,.. «Et allora si pose quasi come per bastìa il castello ch'è chiamato la Scarperia, il quale era di bisogno al fare la guerra alla rocca di Monte Accianico » .

Scrittori e cronachisti come il Villani, Marchionne di Coppo Stefani, Giovanni di Paolo Morelli, attribuiscono alla « terra nuova » di Scarperia una prevalente funzione militare anti Ubaldini la distruzione di Monte Accianico e l'edificazione di Castel San Barnaba rappresentano nella logica tutta borghese e cittadina dei tre scrittori aspetti conseguenti all'incontrastata ed orgogliosa supremazia di Firenze sull'antica nobiltà e sui suoi domini.

E quando il 18 luglio 1306 Dominus Matteus fu incaricato di dare inizio alle operazioni di impianto di Castel San Barnaba, si stavano portando a termine le trattative fra il Comune di Firenze e gli Ubaldini per la conclusione del conflitto, almeno in questa parte del Mugello.

Ma gli interessi fiorentini vanno oltre la pura e semplice presenza militare se Castel San Barnaba può essere edificato «pro pace et tranquillitate in civitate et comitatu Florentie... pro honore, bono et pacifico statu,..» ed anche per «... evidenti utilitate et commodo eiusdem populi et comunis ». Utilitate e commodo che stanno ad indi- care appunto quella trama di interessi che riuscirà nel corso del '300 a ridisegnare le qualità di parte del contado fiorentino. Ma anche utilitate e commodo che si traducono in un'accorta politica di coinvolgimento dei potentati locali, una realtà che se pure sconfitta, non si poteva ignorare se si volevano «pace et tranquillitate» nel contado.

Così, mentre l'impianto di Castel San Barnaba è appena agli inizi la Signoria fiorentina, oltre a variare il percorso della strada «qua itur Florentia Bononiam» in modo che «sit et currat per partes et terras de Scarparia et vallibus », invitava gli Ubaldini «quod dicta strata secura et aperta teneatur atque permaneat, et quod omnia promissa et ordinata circa ipsius strate securitatem atque custodiam, pIeno effectui demandentur, ita quod quilibet mercatores et viatores possint per eam curo rebus eorum secure ac libere pertransire..».

Ed infine utilitate et commodo nel tentativo di regolamentazione delle attività di scambio; a partire dal 22 luglio 1311 i mercati di Scarperia e Petrone, prossimi tra loro, dovranno svolgersi in giorni diversi per non danneggiarsij «cum nobis relatum fuerit quod una et eadem die, scilicet qualibet die mercurii, in Comuni Sancti Barnabe sive Scarperie et in Comuni de Petrone mercata celebrantur et fiunt, et quod unum propter alterum impeditur, et quod utile esse gentibus ipsa mercata frequentantibus et honorabile Comunibus predictis, in quibus mercata ipsa celebrantur, quod mercata iam dicta diversis diebus celebrarentur et fierent... providimus, statuimus, volumus et mandamus quod de cetero diversis diebus mercata ipsa celebrarentur et fiant, videlicet mercatum de Scarperia qualibet die mercurii, sicut fieri consuevit, mercatum autem de Petrone qualibet die iovis... ».

E l'attenzione ai frequentatori dei mercati locali è unita ad una volontà di controllare tutti i punti di raccolta dei prodotti e delle merci, in vista di una più « adeguata» distribuzione verso la Dominante, che con i suoi Ufficiali è  presente in ogni Piazza.

Dunque gli effetti generati da Castel San Barnaba non tardarono a farsi sentire, e certo non furono limitati alle sole condizioni locali; alla dimensione locale però le trasformazioni si leggono soprattutto in una manifesta ridistribuzione della popolazione, nella modificazione di insediamenti e colture, ed anche nel defìnirsi di attività specialistiche e concentrate nel nuovo impianto urbano.

Per quanto relativo al popolamento della «terra », si è già ricordato come esso fosse facilitato da adeguati provvedimenti giuridico-fiscali; e ciò in linea con analoghi episodi prodottisi in area toscana e altrove. Nel caso di Scarperia e della gemella Firenzuola si precisa che tutti coloro che costruiranno case e vi abiteranno saranno esentati per 10 anni da qualsiasi pagamento o tassa imposta da Firenze; inoltre essi e i loro discendenti saranno da considerarsi «liberi et franchi ab omni vinculo et iugo servitutis et fidelitatis et homagii et recommendationi et anghatiis et pro anghatiis cuiuslibet annue prestatoris et ab omni alio vinculo cuius cumque conductoris existant ». Per rendere manifesto il carattere anti feudale e anti magnatizio delle « terre» si vieta a famiglie di tale condizione non solo di potervi abitare, ma anche di poter avere case e proprietà entro 1 miglio dai nuovi centri: in particolare « nullus de magnatibus et nullus de domo de salto plebatus sancti Joannis Maioris et nullus de domo de Burgensibus sive de Ripamolis et nullus de domo de Cignano de Mucello ».

Oltre a ciò gli stessi magnati e gruppi familiari sono obbligati a vendere ogni edificio costruito entro il perimetro di due miglia dalla « terra ». L'offensiva scatenata dal Comune fiorentino è dunque, almeno nelle dichiarazioni e documenti ufficiali, particolarmente dura nell'intento, anche dimostrativo, di non lasciare spazio a chi ha osato ribellarglisi; ed è resa manifesta da quel « ad reprimendum et reformandum superbiam Ubaldinorum et aliorum de Mucello et de ultra Alpes qui comuni et populo FIorentino rebellaverunt... ».

L'efficacia della presenza delle « terre» si misura nel movimento delle popolazioni rurali che esse riescono a produrre; gli abitanti di Castel San Barnaba provengono per la maggior parte dai centri e dagli abitati disseminati nell'area grosso modo compresa fra la Sieve, le prime propaggini appenniniche e i torrenti Levisone e Bosso; i popoli e i comuni chiamati a collaborare alla costruzione sono circa una trentina, ivi compreso il comune e popolo di Montaccianico di nota memoria.

Nonostante gli incentivi il popolamento non fu rapidissimo, e nel 1356 vi abitavano 234 famiglie corrispondenti approssimativamente a circa un migliaio di persone, un nucleo non trascurabile per l'area di cui faceva parte, e soprattutto un segnale assai significativo all'interno di un ambiente organizzato intorno a nuclei insediativi che spesso non raggiungevano un centinaio di persone.

È evidente che dagli abitati rurali, dalle aree agricole più e meno prossime, si è messo in modo un flusso demico verso il nuovo centro, ed è pensabile che la struttura della popolazione esistente ne sia risultata modificata, anche se non si leggono nella zona situazioni di totale abbandono di luoghi ed aree.

Il processo di inurbamento non cancellava comunque le realtà esistenti ed inoltre gli abitatori della «terra» dovevano conservare notevoli interessi nelle zone di provenienza, se, anche nell'originario ordinamento politico-amministrativo di Castel San Barnaba, si rispecchiava una probabile condizione di egemonia territoriale riconosciuta a luoghi come S. Maria di Fagna, S. Agata, S. Giovanni Maggiore e S. Michele al Ferrone, che trasmisero il proprio nome ai quartieri del castello.

L'articolazione in quartieri di Scarperia risulta contemporanea- mente come una voluta riproposizione degli ordinamenti della città madre e raccoglie le memorie dei luoghi di origine dei suoi abitanti; i quartieri però non si comportano in modo omogeneo per quanto riguarda il popolamento, ed a circa 50 anni dall'impianto il quartiere di S. Michele conta ben 104 famiglie, seguito da quello di S. Giovanni con 53, di S. Maria con 45 e di S. Agata con 32 famiglie.

E poiché la pure maggiore estensione del quartiere di S. Michele non sembra tale da generare uno scarto così evidente di abitanti, ne dovrebbe conseguire che le 104 famiglie di S. Michele saturano immediatamente gli spazi edificabili del quartiere, mentre rimangono numerose zone libere negli altri settori, anche se con diverse e graduate entità. Ma non è solo la densità della popolazione a distinguere i quartieri; in essi si configura anche una diversa distribuzione della ricchezza, almeno alla data cui ci si riferisce.

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