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Comunicato Stampa 137/2005 - Roma, 27 ottobre 2005
Ev-K2-Cnr per la salvaguardia del leopardo delle nevi
Preservare dall’estinzione uno degli animali più rari del mondo, nel parco più alto del
mondo. E' l'obiettivo di "Vanishing tracks on the roof of the world", il progetto di tutela del leopardo delle nevi nepalese promosso dal Comitato Ev-K2-Cnr, che verrà
lanciato dal ministro dell’Agricoltura durante la sua visita in Nepal
Il leopardo delle nevi è classificato come specie “gravemente minacciata”, nella lista rossa
dell’Iucn (International Union for the Conservation of Nature) e se non ci saranno interventi di tutela immediati, sostengono gli esperti, rischia di scomparire. Alcuni progetti sono in corso in
vari Paesi, ma è soprattutto il “Vanishing tracks on the roof of the world”, meglio noto come “Progetto Leopardo delle nevi”, del Comitato Ev-K2-Cnr, in Nepal, a suscitare l’interesse
internazionale. Il ministro delle Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno, durante la sua imminente visita nel paese himalayano (dal 28 ottobre al 5 novembre), lancerà il progetto
insieme al locale Dipartimento dei parchi nazionali, al Wwf e ad altri enti internazionali.
Oltre a calcolare le ricadute sulla fauna locale, il progetto punta a realizzare una stima numerica
precisa del numero di leopardi presenti sulle montagne nepalesi. Attualmente si parla di 1-3 esemplari ogni 100 chilometri quadrati. La campagna di ricerca scientifica, coordinata da
Sandro Lovari - docente dell’Università di Siena e collaboratore del Comitato Ev-K2-Cnr - durerà tre anni. Lo studio si svolge in un’area compresa fra i villaggi di Namche (3400 metri
d’altezza) e Phortse (3850), e il lago di Gorkyo (4750). Prevede, fra l’altro, la cattura di 3-4 esemplari a cui verranno applicati dei radio-rilevatori. Attraverso il tracciamento satellitare, i
leopardi saranno seguiti nei loro movimenti e nelle loro abitudini. Sarà così possibile studiarne il comportamento e l’habitat e sviluppare iniziative che rendano il ritorno del predatore
accettabile anche agli allevatori - creazione di rifugi in pietra nei quali proteggere il bestiame dalle incursioni dei leopardi - e compatibile con la presenza degli altri animali della regione.

Esemplare tenuto in cattività a Bergamo, presso il Parco faunistico Le Cornelle
Da oltre 15 anni, il Comitato italiano è il punto di riferimento scientifico mondiale per l’area
nepalese e il Parco dell’Everest, grazie anche alle ricerche effettuate presso il laboratorio osservatorio Piramide del Cnr. Non esistono numeri precisi sulla presenza del leopardo delle
nevi in Asia. I ricercatori stimano che non ve ne siano più di 4.000 esemplari, disseminati tra le creste inaccessibili dell'Himalaya, i dirupi del Tibet, le gole più selvagge del Pamir e le lande
della Mongolia. Secondo stime più pessimistiche invece non si arriverebbe alle 2500 unità. Di certo durante gli anni ’60 il numero si ridusse a soli 1000 esemplari. L’animale, in effetti, è in
pericolo. È molto ambito dai bracconieri per la sua pelliccia, le ossa dei cuccioli sono ricercate dalla medicina tradizionale cinese, mentre i pastori lo odiano per le razzie tra le greggi di
pecore e capre e non esitano ad abbatterlo.

foto realizzata dal collaboratore dell’Ev-K2-Cnr
Solo di recente il team di Lovari ha avvistato nel parco di Sagarmatha due esemplari di leopardo delle nevi sul versante meridionale dell’Everest. Mentre il biologo nepalese Som Ale
- che collabora con il Comitato – è riuscito addirittura a fotografare, casualmente, una coppia di leopardi in azione. Si tratta di un avvistamento molto significativo. Il leopardo mancava infatti
in questa zona fin dal 1960. La scheda
Che cosa: progetto Snow Leopard per la salvaguardia del leopardo nepalese delle nevi Chi: Comitato Ev-K2-Cnr
Per informazioni: Wainer Preda, Ufficio stampa Montagna.org, tel. 035/3230515 – 333/7074717, e-mail: ufficio.stampa@montagna.org
Contatti
Seguendo il link “Alta quota” troverete alcune informazioni su acclimatazione,
allenamento ed altro. E’ un articolo di Giacomo Scaccabarozzi apparso sulla Rivista del Club Alpino Italiano n°6/1998 sull’acclimatazione e l’allenamento.
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